Proposte e ricerche Rivista storica fondata nel 1978
Proposte e ricerche

Lezione Sergio Anselmi 2004

Predrag MatvejevićAlternative mediterranee

Predrag Matvejević

L’immagine che oggi offre questo “nostro mare” non è affatto rassicurante. Le frammentazioni prevalgono sulle convergenze, la riva settentrionale presenta un ritardo rispetto al Nord Europa, e altrettanto la riva meridionale rispetto a quella europea. Tanto a Nord quanto a Sud, l’insieme del bacino si lega con difficoltà al continente. Il mare stesso assomiglia sempre di più a una frontiera che si estende dal Levante al Ponente per separare l’Europa dall’Africa e dall’Asia Minore.

Tra l’Europa continentale e il suo proprio Sud si crea di più in più un fossato, tra le due sponde opposte un abisso. Non è davvero possibile considerare questo mare come un vero “insieme” senza tener conto delle fratture che lo dividono, dei conflitti che lo dilaniano: Palestina-Israele, Libano, Cipro, Turchia-Grecia, Balcani ed ex-Jugoslavia, Algeria e il Magreb, influssi di guerre più lontane, quelle di Afganistan o d’Iraq ecc. Il Mediterraneo è fatto da componenti varie che sfidano o rifiutano le idee unificatrici.

Concezioni storiche o politiche si sostituiscono alle concezioni sociali o culturali, senza arrivare a coincidere o a sostenere l’una l’altra. Le categorie di civiltà o le matrici di evoluzione non si lasciano ridurre ai denominatori comuni. Gli approcci dalla fascia costiera e quelli proposti dall’entroterra si escludono a vicenda o si contrappongono.

Non esiste una sola cultura mediterranea, una cuitura comune che possa rendere più omogeneo questo spazio: ce ne sono molte in seno ad un solo Mediterraneo, e sono caratterizzate da tratti per certi versi simili e per altri differenti. Le somiglianze sono dovute alla prossimità di un mare comune e all’incontro sulle sue sponde di nazioni e di forme di espressione vicine. Le differenze sono segnate da fatti d’origine e di storia, di credenze e di costumi. Né le somiglianze né le differenze sono assolute o costanti: talvolta sono le prime a prevalere, talvolta le ultime. Il resto è mitologia.

Occorre prima di tutto liberarsi da una zavorra ingombrante: ripensare le nozioni superate di periferia e di centro, gli antichi rapporti di distanza e di prossimità, i significati dei tagli e delle integrazioni, le relazioni delle simmetrie a fronte delle asimmetrie. Certe concezioni euclidee della geometria hanno bisogno di essere superate dinnanzi ai nuovi coordinamenti e alle prospettive diverse.

Percepire il Mediterraneo partendo solamente dal suo passato rimane un’abitudine tenace e in fin dei conti inutile. Questo spazio ricco di storia è stato vittima di storicismi. La “patria dei miti” ha sofferto delle mitologie.

Un’identità dell’essere si esaurisce facilmente se non riesce a motivare un’identità del fare, analoga e complementare. La tendenza a confondere la rappresentazione della realtà con la realtà stessa si perpetua: l’immagine del Mediterraneo e il Mediterraneo stesso non si identificano affatto. La retrospettiva continua ad avere la meglio sulla prospettiva. Ed è così che lo stesso pensiero rimane prigioniero degli stereotipi.

Il vasto anfiteatro del Mediterraneo ha visto per molto tempo sulla scena lo stesso repertorio, al punto che i gesti dei suoi attori sono talvolta noti in anticipo e prevedibili.

La sola paura dell’immigrazione proveniente dalla costa Sud non basta per determinare una politica ragionata e aperta. Non può fare nascere una cultura appropriata e necessaria.


La “Lezione Sergio Anselmi 2004” si è tenuta all’Auditorium San Rocco di Senigallia il 6 novembre 2004.

Proposte e ricerche

Economia e società nella storia dell’Italia centrale

home | lezioni Sergio Anselmi | Piero Bevilacqua

Web Design: Paolo Morpurgo