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Proposte e ricerche

Lezione Sergio Anselmi 2008

Paolo FrascaniPaolo Frascani

Università di Napoli “l’Orientale”

Senigallia, 25 ottobre 2008

L’audio della lezione si può scaricare (18,6 Mb) oppure ascoltare online:

Video della Lezione Sergio Anselmi 2008

Profilo di Paolo Frascani

Il Mezzogiorno e il mare in età contemporanea

Ai nostri giorni il Mediterraneo è diventato nuovamente strategico per le relazioni con l’estremo Oriente e il Mezzogiorno viene sollecitato dalla politica, nazionale e locale, a cogliere occasioni che sembravano perdute. L’idea di un mare nuovamente restituito al suo ruolo di produttore di ricchezza prende, così, forma concreta nelle elaborazioni di politici e amministratori ma viene messa in discussione dalla presenza di altri segnali – fatti anche di insicurezze, di ansie e di paure – che rivelano la perdurante difficoltà di ristabilire un più stretto contatto con il mare di casa.
La lezione intende risalire alle origini di questa condizione ricostruendo il modo in cui si sviluppa, in età contemporanea, il rapporto tra le popolazioni del Meridione e il mare; un rapporto a lungo avvertito come marginale ed ininfluente sul piano storiografico.
Oggi qualcosa sta cambiando e le ricerche più recenti pongono in evidenza il posto che la gente di mare occupa nella storia politica e sociale del Mezzogiorno. È una presenza che si fa percepire soprattutto a partire dalla seconda metà del XVIII secolo. Un secolo dopo, al momento dell’unificazione, il fallimento delle aspirazioni marittime del regno delle due Sicilie fa passare inosservata la vitale e dinamica presenza di pescatori e marinai lungo le rotte e nei principali centri del Mediterraneo.
Durante la successiva stagione politica il testimone dell’innovazione nel campo dei trasporti marittimi, tenuto con qualche risultato dalla monarchia borbonica, passa in breve tempo alla Genova mercantile per effetto della sostanziale incapacità dell’imprenditoria e degli interessi legati al mondo del commercio e della navigazione del Sud a riconvertirsi al sistema della impresa armatoriale moderna.
Ci riesce l’Italia unita, rivendicando anche un proprio ruolo di potenza marittima fino al raggiungimento dell’approdo coloniale sulla quarta sponda, ma non evitando che la modernizzazione del sistema marittimo si traduca in impoverimento ed emarginazione delle comunità marinare.
Il rapporto tra i meridionali e il mare di casa, riannodato in qualche modo prima del 1860, conosce, pertanto, una nuova fase di rottura destinata ad aggravarsi nel corso della crisi di fine ‘800.
Negli anni tra le due guerre il Mediterraneo funge da scenario per una politica di potenza che si propone di affrontare in chiave mitica – il ritorno di Roma sulle rive del proprio mare – la propria identità di nazione marittima. Il Mezzogiorno ne risulta penalizzato. La breve primavera dei primi anni ‘20, dischiusa dalla valorizzazione di prodotti agricoli e manufatti della piccola impresa meridionale, viene bruscamente interrotta dalla gelata protezionista dispiegata in soccorso del vecchio latifondismo agrario. Il Meridione si trova, così, a essere a rimorchio di esigenze ed interessi che hanno poco a che fare con le aspettative di sviluppo legate allo stato delle sue condizioni geografiche.
Il quadro cambia ancora durante la ricostruzione postbellica. Adesso è la realtà dell’industrializzazione fordista a prevalere sui litorali di Napoli, di Taranto o di Gela. E non è, dunque, dal mare che il Sud riesce a trarre gli stimoli e le sollecitazioni per un complessivo processo di rilancio anche se cambia la dislocazione della sua popolazione lungo le coste. Negli anni del miracolo economico si modificano profondamente le pratiche sociali e gli stili di vita con esiti dirompenti sul piano sociale e discutibili su quello ambientale. Emergono i segni di una modernizzazione senza sviluppo che rende difficile all’economia marittima del Meridione raccogliere le sfide, e siamo ai nostri giorni, che un Mediterraneo nuovamente protagonista degli scambi internazionali sembra rivolgergli.

Proposte e ricerche

Economia e società nella storia dell’Italia centrale

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